Non voglio scendere da questo Treno (da www.larotaliana.it)
venerdì, febbraio 10th, 2012Quest’anno la mia esperienza sul Treno della Memoria è stata diversa, lo è ogni anno, ma forse questa volta più intensa delle altre. L’essere co-educatore di un gruppo, quello di Lavis/Zambana, al fianco del buon Andrea Casna, con cui abbiamo creato un feeling davvero invidiabile, mi ha saputo regalare un’esperienza totalmente nuova rispetto alle volte precedenti, facendomi immergere in un gruppo, a contatto stretto coi ragazzi, con le loro emozioni e con le loro curiosità.
Come ogni anno sono partito carico di aspettative, speranze e fiducia. Ho viaggiato sui binari della conoscenza, dei rapporti umani, della fiducia tra le persone, della consapevolezza che è nei giovani che si deve riporre la fiducia e la speranza di un intero Paese. Sui binari dove si è fatta sentire una voce che parla di memoria e di impegno. Sui binari dove ogni anno forse troppo tacitamente passa una rivoluzione culturale che farebbe molto meglio, se solo venisse ascoltato e sostenuta, di qualsiasi altro cambiamento imposto dall’alto. E soprattutto sono tornato con la convinzione che è nei giovani la soluzione verso il futuro e che nel dialogo e l’ascolto reciproco ci possano essere i presupposti per cambiare una mentalità, un modo di vivere la vita sociale e la capacità di riconquistare una morale, carburante di una generazione genuina, attraverso quei valori comuni che troppo spesso sono offuscati dal vivere oltre i limiti.
Sono stato a Cracovia col Treno della Memoria e su quei binari ho visto ragazzi piangere, emozionarsi, riflettere e dialogare. Ho visto l’Italia più vera e l’uomo più forte. L’uomo che nel silenzio e nel gelo si pone le domande a cui una risposta sembra non esserci, ma che vuole trovare, che si deve dare. Ho visto visi sfatti e congelati domandarsi come mai. Ho visto mani librarsi in aria seguendo il ritmo di un discorso che parla di attualità. Ho sentito voci alte e posizioni opposte danzare in un turbinio di emozioni. Ho sentito i brividi pervadermi tutto il corpo vedendo come un mosaico di pensieri andava a crearsi con le sensazioni più profonde e nascoste di ogni singolo partecipante.
E poi ho visto Krakow. Una città appesa al tempo, gelata nella sua voglia di crescere. Un’eterna fanciulla che cambia col passare del tempo, anche se è il tempo che sembra non esistere tra quelle mura. Ho visto una città pronta a mostrare quella cicatrice e che nel farlo ormai sa sorridere, perché vive nel futuro, in cui è proiettata e in cui tira un’aria di nuovo. Non vuole dimenticare, ma vuole andare avanti. Tra i suoi palazzi e i suoi giovani determinati a portare quella città nel domani.
Il Treno della Memoria è tutto questo. E’ la certezza che lavorare tutti per il bene comune può portare a tutti benefici. Cambiare la mentalità individualista a cui ci hanno abituato governi non scelti da noi è la soluzione unica con cui possiamo cambiare il corso degli eventi. Partire dal Treno e scendere con la voglia di vivere nell’oggi le lezioni che abbiamo appreso dal passato, vedere la convinzione e la determinazione con cui tornano i ragazzi, sentire dentro noi quel mutamento è parte integrante di questo percorso. Assistere a questa trasformazione, a questa presa di coscienza è superlativo. E riacquistare quella coscienza critica di cui tanto abbiamo parlato su quei binari è forse la soluzione, il vaccino a questo male di vivere, a questa sofferenza a cui ci vogliono costringere.
Il Treno della Memoria è la più concreta certezza che si può imparare dal passato, per provare a cambiare il futuro. E una volta scesi da quel Treno la possibilità nei più diventa impegno e si capisce che si deve imparare dal passato, perché dobbiamo cambiare il futuro. Questo impegno è il dono più bello che questo progetto regala a ogni persona. Vedere che questa voglia è nella maggior parte dei giovani, che c’è ancora chi vuole battersi per non rimanere indifferente davanti al progredire della storia, ma anzi che di quella storia vuole esserne protagonista con un’intera generazione è la cosa più bella a cui si possa assistere. E’ il regalo più grande a questo Paese, è la conquista più importante che le generazioni possono fare. L’impegno verso un domani che vogliamo dipinto con i colori che abbiamo scelto di usare, quelli della memoria storica, del rispetto tra le persone e di una mentalità che incentivi il vivere comune. Di un domani sempre più nostro, di chi non vuole scendere da quel treno.
Filippo Bonadiman
pubblicato su www.larotaliana.it