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Riflessioni del giorno dopo, 8 febbraio

lunedì, febbraio 8th, 2010

Birkenau è una carcassa.

Uno scheletro senza interiora di un terribile mostro, lungo oltre l’orizzonte.

Nel suo ventre il gelo aumenta: è un gelo di morte.

Niente rassicuranti receptions, nessuna persona vestita elegantemente vicino a te.

Solo un’immensità cruda nella quale ti senti piccolo.

E quel poco che è rimasto ti racconta la sua storia.

Ormai cammino calpestando le ceneri di esseri umani, bruciato dalle braci vive di bestie antiche.

Ormai cammino, in processione, con il freddo.

Il mostro sta tornando a respirare. Siamo noi le sue interiora.

Mattia

Riflessioni del giorno dopo, 7 febbraio

domenica, febbraio 7th, 2010

Ieri mi hanno chiesto di scegliere un volto, uno a caso. Ma come posso sceglierne uno solo? E gli altri? Perche` lui e non lei? Dovevo sceglierne uno e lasciare da parte gli altri.

Prendo coraggio, un respiro profondo e guardo. Uno ad uno guardo quei volti, con quegli occhi che mi sembravano fissi nel vuoto, come se non volessero guardarmi…ad un tratto un uomo, i suoi occhi mi guardano…mi chiama…

Leggo il suo nome:

BERNHARID JOZEF

22395

nato il 13.06.1891 – Nauczyciel

arrivato ad Auschwitz il 31.10.41

morto il 11.11.41

La prima data e` quella del mio compleanno…compiamo gli anni lo stesso giorno…Mi ha scelta lui…Quando ho scritto il suo nome sul nastro il suo volto mi e` sembrato diverso, come pieno di speranza e da allora mi ha accompagnata durante tutto il giro ad Auschwitz e mi ha tenuta per mano a Birkenau e mi ha sorretta quando stavo per cedere.

Grazie Jozef per avermi accompagnata.

Valentina

Auschwitz-Birkenau, 6 febbraio

sabato, febbraio 6th, 2010

Nowak Aniela, Rosjska Leo Kadia, Borowska Zafia, Bodomska Maria, Ezerwiec Anna, Fryc Tan…

NOI TUTTI VI RICORDIAMO.

La prima sensazione che abbiamo avuto nel campo è il freddo: penetrante, pungente, ti entra nelle ossa. Ed è questa la prima sensazione che rimanda a loro.

Giacca, maglione, calzini, cappello, sciarpa, guanti…nessuno di questi indumenti apparteneva a loro: spontanea nasce la vergogna per i nostri lamenti.

Un freddo che non ci abbandona mai, nemmeno nei blocchi, un freddo diverso, che rabbrividisce l’anima.

Arrivati a Birkenau non si può fare altro che tacere, sembra quasi che l’enorme spazio che hai davanti ti ammutolisca. Solitudine, disperazione, angoscia: sono questi i sentimenti che scaturiscono questa enormità e questo silenzio. Eppure anche qui riesci a notare un lampo di vita che sembra voler urlare al mondo di non dimenticare. La stessa vita emanata dalle foto dei prigionieri prima della loro deportazine. Occhi sereni, felici che si tramutano in uno sguardo vuoto e assente dopo che la loro identità gli era stata strappata.

Senti molte parole, molti numeri e non sai seriesci a percepirli realmente. Ti senti estraniata quasi in un altro mondo e ti chiedi come tutto questo sia stato possibile.

Come possono essere gli uomini così crudeli ed indifferenti? Come si può promuovere il male per sottolineare il diverso?

“Despite everything I still believe

that men are

good at heart”

Anna Frank

Rosanna e Paola