Archive for febbraio, 2012

I viaggi che cambiano la vita…

giovedì, febbraio 16th, 2012

Vi dedico questa foto che ho fatto a Birkenau..

Sono i viaggi che cambiano la vita..
Un grazie di cuore a voi, che avete reso possibile tutto questo.
Che avete contribuito al mio cambiamento, e alla mia crescita, oggi come allora nel 2010…

Il nostro Treno della Memoria inizia oggi, di nuovo insieme.

Eleonora Mocellin

Mai più…

giovedì, febbraio 16th, 2012

Tutti hanno l’opportunità di leggere un libro sui campi di concentramento ma noi abbiamo avuto la meravigliosa e spaventosa opportunità di vedere con i nostri occhi, di camminare con i nostri piedi, di congiungere le nostre lacrime con quelle dei poveri padri, madri, anziani e bambini, privati della propria vita e rinchiusi in un inferno. Quello che abbiamo avuto l’opportunità di vedere noi, non deve riaccadere mai più, non a un singolo umano!

Arianna

Non voglio scendere da questo Treno (da www.larotaliana.it)

venerdì, febbraio 10th, 2012

Quest’anno la mia esperienza sul Treno della Memoria è stata diversa, lo è ogni anno, ma forse questa volta più intensa delle altre. L’essere co-educatore di un gruppo, quello di Lavis/Zambana, al fianco del buon Andrea Casna, con cui abbiamo creato un feeling davvero invidiabile, mi ha saputo regalare un’esperienza totalmente nuova rispetto alle volte precedenti, facendomi immergere in un gruppo, a contatto stretto coi ragazzi, con le loro emozioni e con le loro curiosità.

Come ogni anno sono partito carico di aspettative, speranze e fiducia. Ho viaggiato sui binari della conoscenza, dei rapporti umani, della fiducia tra le persone, della consapevolezza che è nei giovani che si deve riporre la fiducia e la speranza di un intero Paese. Sui binari dove si è fatta sentire una voce che parla di memoria e di impegno. Sui binari dove ogni anno forse troppo tacitamente passa una rivoluzione culturale che farebbe molto meglio, se solo venisse ascoltato e sostenuta, di qualsiasi altro cambiamento imposto dall’alto. E soprattutto sono tornato con la convinzione che è nei giovani la soluzione verso il futuro e che nel dialogo e l’ascolto reciproco ci possano essere i presupposti per cambiare una mentalità, un modo di vivere la vita sociale e la capacità di riconquistare una morale, carburante di una generazione genuina, attraverso quei valori comuni che troppo spesso sono offuscati dal vivere oltre i limiti.

Sono stato a Cracovia col Treno della Memoria e su quei binari ho visto ragazzi piangere, emozionarsi, riflettere e dialogare. Ho visto l’Italia più vera e l’uomo più forte. L’uomo che nel silenzio e nel gelo si pone le domande a cui una risposta sembra non esserci, ma che vuole trovare, che si deve dare. Ho visto visi sfatti e congelati domandarsi come mai. Ho visto mani librarsi in aria seguendo il ritmo di un discorso che parla di attualità. Ho sentito voci alte e posizioni opposte danzare in un turbinio di emozioni. Ho sentito i brividi pervadermi tutto il corpo vedendo come un mosaico di pensieri andava a crearsi con le sensazioni più profonde e nascoste di ogni singolo partecipante.

E poi ho visto Krakow. Una città appesa al tempo, gelata nella sua voglia di crescere. Un’eterna fanciulla che cambia col passare del tempo, anche se è il tempo che sembra non esistere tra quelle mura. Ho visto una città pronta a mostrare quella cicatrice e che nel farlo ormai sa sorridere, perché vive nel futuro, in cui è proiettata e in cui tira un’aria di nuovo. Non vuole dimenticare, ma vuole andare avanti. Tra i suoi palazzi e i suoi giovani determinati a portare quella città nel domani.

Il Treno della Memoria è tutto questo. E’ la certezza che lavorare tutti per il bene comune può portare a tutti benefici. Cambiare la mentalità individualista a cui ci hanno abituato governi non scelti da noi è la soluzione unica con cui possiamo cambiare il corso degli eventi. Partire dal Treno e scendere con la voglia di vivere nell’oggi le lezioni che abbiamo appreso dal passato, vedere la convinzione e la determinazione con cui tornano i ragazzi, sentire dentro noi quel mutamento è parte integrante di questo percorso. Assistere a questa trasformazione, a questa presa di coscienza è superlativo. E riacquistare quella coscienza critica di cui tanto abbiamo parlato su quei binari è forse la soluzione, il vaccino a questo male di vivere, a questa sofferenza a cui ci vogliono costringere.

Il Treno della Memoria è la più concreta certezza che si può imparare dal passato, per provare a cambiare il futuro. E una volta scesi da quel Treno la possibilità nei più diventa impegno e si capisce che si deve imparare dal passato, perché dobbiamo cambiare il futuro. Questo impegno è il dono più bello che questo progetto regala a ogni persona. Vedere che questa voglia è nella maggior parte dei giovani, che c’è ancora chi vuole battersi per non rimanere indifferente davanti al progredire della storia, ma anzi che di quella storia vuole esserne protagonista con un’intera generazione è la cosa più bella a cui si possa assistere. E’ il regalo più grande a questo Paese, è la conquista più importante che le generazioni possono fare. L’impegno verso un domani che vogliamo dipinto con i colori che abbiamo scelto di usare, quelli della memoria storica, del rispetto tra le persone e di una mentalità che incentivi il vivere comune. Di un domani sempre più nostro, di chi non vuole scendere da quel treno.

Filippo Bonadiman

pubblicato su www.larotaliana.it

Treno della memoria 2012. Terzo articolo

sabato, febbraio 4th, 2012

Due le giornate impegnative del percorso, sia dal punto di vista fisico che emozionale, quella della visita al Ghetto di Cracovia e quella nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. La visita al Ghetto inizia con una conferenza all’interno della fabbrica di Schindler per poi proseguire a piedi accompagnati dal racconto di due ragazze vissute in quegli anni all’interno del Ghetto, Halina e Stella. Durante il tragitto tre i momenti simbolici: la fermata al muro, che circonda il territorio del ghetto, a forma di tomba ebraica; poi lo spettacolo degli attori e infine la fermata nella Piazza degli Eroi del Ghetto dove si trova la “Farmacia sotto l’Aquila”. Nonostante questa sia stata un’esperienza toccante è niente messa a confronto con quella della visita ai campi. Non esistono parole in grado di esprimere la vastità dell’orrore di quelle zone, zone di morte e sofferenza che ti fanno gelare dall’interno. Prima ad Auschwitz dove si visitano le baracche e dove il tempo sembra quasi fermarsi in quel silenzio innaturale e immutabile, circondati solo da freddo e orrore. Qui i ragazzi si fermano davanti a una serie di fotografie dei deportati e scegliendo una persona nella quale immedesimarsi durante la visita a Birkenau. Birkenau, che tradotto significa “Paese delle betulle”, sembra quasi un nome da favola, invece una volta varcata l’entrata si trasforma in un’immagine macabra, distorta e disumana dell’uomo. Il pomeriggio è ancora più pesante, non si riesce nemmeno a vedere la fine del campo e il freddo diventa sempre più pungente. Si vedono i forni, le camere a gas e infine il luogo della commemorazione, dove ci fermiamo anche noi a dare un saluto alle vittime di quell’orrore. Dopo aver lasciato le nostre impronte digitali e una candela sulle rotaie della morte ci dirigiamo ai pullman. La visita è conclusa, ma dentro ognuno di noi si è aperto qualcosa, qualcosa di profondo che dobbiamo aver il coraggio di scoprire anche se fa male, perché non bisogna solo fermarsi a guardare e diventare consapevoli, bisogna agire.

Alessia