Diari in ritardo

Grazie alla partecipazione del Treno della Memoria a Educa 2010 alcuni ragazzi hanno riaperto diari invernali e ne è uscito qualche commento che prima non avevano pensato di pubblicare. Ora lo fanno volentieri. Grazie a loro che hanno deciso di regalarci i pensieri. Grazie a voi che vi prenderete il tempo per leggerli.

“Ormai noi siamo in qualche modo preparati: film, documentari, libri, foto, ci hanno fatto esplorare e conoscere i luoghi e i fatti prima ancora di vederli concretamente, e questo facilita un atteggiamento distaccato. Poi nei campi ci si sposta in massa, è difficile mantenere a lungo un po’ di solennità. Ci sono anche le resistenze della tua psiche che si rifiuta di credere e concepire pensieri malsani, dopo il primissimo impatto tutto ti sembra irreale, è come se dentro di te ti dicessi “Non è vero, non è vero” e ti sembra quasi di essere in un sogno o in un film anziché nella vita reale, e quindi hai l’impressione che tutto ti scivoli addosso anziché entrarti dentro.

Però basta fermarsi un po’ e isolarsi dal caos circostante, in poco tempo e con poca fatica si cominciano a intravvedere barlumi di comprensione, o meglio incomprensione…

[...]

Faceva freddo, ma a un certo punto ero quasi contenta di sentirlo, era così profondamente ingiusto che io avessi molti strati di abiti e loro avevano solo un pigiama, che io solo a pranzo avessi mangiato quanto loro mangiavano in quattro giorni, loro che non avevano fatto niente di male.

[...]

È ora di mettere da parte tutte le pare assurde del “non sono capace”, qui ciascuno deve fare qualcosa come può, portare la propria goccia nel mare, anche se imperfetta.

Certo che questa esperienza buca la coscienza, certo che è un pungolo. Io non posso ignorare queste cose. [...] Certo non è colpa nostra se il mondo è / è stato orribile, crudele, atroce, ma questo è quanto abbiamo, è quanto ci è stato lasciato, e dovremmo cercare di sfruttare, di usare questa eredità, anziché nasconderci dietro le parole “Non è colpa mia”, “Io non c’entro” e di usarle come scusa… Non è vero che “non si c’entra”, io c’entro sempre, c’entro anche e soprattutto quando decido di non fare nulla, per pigrizia ignoranza o scelta deliberata.

Di fronte a certe cose paure e insicurezze dovrebbero passare in secondo piano”.

Elena Malfatti

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