Ritmo, ritmo, ritmo, la chitarra accompagna il fluire delle anime… è la partenza.
Siamo i nomadi della memoria.
Tanti, uniti e diversi, sciarpe e sciarpette, berretti e cappellini colorati, codini, creste bionde e qualche dread.
Ritmo tzigano, passi dritti e storti, torti i corpi sotto zaini ritti i volti a cercare con lo sguardo un binario in particolare.
Il binario che ci porterà nella fucina del male, nel ventre ossidato della tragedia sopita.
Guardateci, uomini, guardate, osservate lo snodarsi di una realtà danzante sul marciapiede, partiamo per noi, lasciamo Trento per il bisogno che abbiamo di trovare verità non recuperabili nelle parafrasi dei libri di storia, partiamo anche per voi, però, per riportare negli antri dell’indifferenza dell’ingenuità, un po’ del flamenco zingaro che stiamo ascoltando, con il tempo a dibattersi nei piedi, per stillare negli occhi, e servirvi, qualche goccia della nebbia senza scampo, aleggiante nei luoghi che visiteremo.
Parto per ogni uomo, perché in questo mondo di masse, mondo in cui il tutto è sponsor, sia messa in mostra anche quella parte di storia che non rifugia in una crisalide dorata.
Parto per riportare una pubblicità negativa tanto forte alla follia dell’uomo, da sperare che possa imprimersi negli animi, più di ogni altro prodotto commerciale, che tanto trova spazio nei cuori delle persone.
Quindi si va, iniziamo…
Eccoci sul treno, sistemati, affamati, tra poco inizieremo a muoverci realmente.
La gente qui ride, non c’è ancora tristezza, nemmeno l’ombra di malinconia e mi chiedo come sia stato però per i deportati, il giorno della loro partenza.
Per noi, ora le chitarre Rom tacciono, si sentono i fischi del treno, i gridolini eccitati e lo scricchiolare dei pranzi nei sacchetti.
Una voce negli altoparlanti ci raccontano l’inizio del nostro viaggio: “ attenzione…il binario…allontanarsi dalla linea gialla…”
Ma cosa sarà voluto dire, un imbarco senza il desiderio di imbarcarsi e un viaggio senza la voglia di viaggiare?
Mi alzo, accendo una sigaretta, appoggio la penna sul mio diario e il viaggio continua.
Luca
Trentino – 5 febbraio 2010 -
Si parte, gamba in spalla, 400 ragazzi di qualsiasi età da ogni parte del Trentino che si ritrovano e decidono di intraprendere un viaggio insieme. Dalla cooperazione trentina alla stazione. Un bagno di colori, di zaini, di borse, di giacche che affollano la strada. Cosa ci aspetta??? Teoricamente lo so, ma non so cosa veramente proverò. Parto perché ho bisogno di trovare risposte, di capire cose incomprensibili. Partiamo in treno proprio come facevano loro, i deportati, ma sono due storie, noi ripercorriamo le loro tracce. Io parto perché voglio imparare e voglio portare la mia testimonianza, i miei pensieri, non è possibile dimenticare queste cose per questo motivo mi trovo in una cabina riscaldata e scrivo. Non voglio che quello che è successo venga dimenticato, o peggio ancora negato, voglio poter dire: purtroppo è tutto vero, è successo veramente, non è una cosa che si può cancellare.
Le chitarre felici ritmano il percorso del treno. Spensierati partiamo. Nessuno pensa ai deportati, non cerchiamo di immedesimarci in loro, nelle loro paure, nella loro angoscia.
Il treno corre veloce. Noi iniziamo il nostro percorso, le nostre riflessioni.
Martina
Trentino – 5 febbraio 2010 -